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In questi 48 anni di presenza all’Opera Marella, ho sempre avuto presente la figura di Osvaldo, prima di tutto perché era uno degli eredi testamentari nominati dal Padre, secondo perché essendo uno dei primi ragazzi orfani della guerra è sempre stato vicino a Padre Marella e ne ha assimilato le qualità più belle: la fede, l’onestà, la laboriosità, l’amore per la famiglia, la costanza nel portare avanti gli incarichi affidatigli.

Se non ricordo male è stato anche Presidente della cooperativa Civitas Dei fino a quando non si è sciolta per diventare “Associazione Città dei Ragazzi di Don Marella”.

Persona umile e semplice, pur non avendo una grande cultura, era dotato di quella “intelligenza viva”, capace di affrontare e cercare di capire anche le problematiche più complesse.

Il buon senso era di casa ovunque Osvaldo si trovasse ad operare. Aveva imparato alla scuola della Città dei Ragazzi il mestiere di sarto, e in parte anche di calzolaio, ragion per cui trovò lavoro fino alla pensione, presso il calzaturificio Magli di Bologna, facendosi apprezzare per la serietà e la precisione sul lavoro.

Sposato felicemente con Marisa Nobilini, anche lei orfana e assistita dal Padre, ha avuto tre figli, Daniela, la grande e Luca e Andrea, i due gemelli.

Purtroppo ha perso ancora giovane la diletta sposa e il peso della famiglia è rimasto tutto sulle sue spalle. La grande fede e lo spirito eroico di padre Marella lo hanno sostenuto, non dando mai segno di avvilimento, continuando la sua missione di “doppia paternità”… Essendo uno degli eredi testamentari, non ha mai perso di vista le finalità dell’Opera, soprattutto dopo la morte del Fondatore. Morti prematuramente due degli eredi, Sergio Bolelli e Domenico Bandini, si è sentito ancora più in dovere di farsi carico di tutte le problematiche che l’Opera, nella sua complessità doveva ogni giorno affrontare. Credo che per Osvaldo l’anno più significativo sia stato il 1983, quando improvvisamente ha dovuto assumere la Presidenza della Fraternità Cristiana Opera Marella, succedendo a Romeo Sacchetti, anche lui erede testamentario.

Nei 34 anni che Osvaldo è stato Presidente della Fraternità Cristiana Opera Marella, ha dovuto affrontare insieme all’assemblea dei soci, ma soprattutto al Consiglio Direttivo, centinaia e centinaia di problemi, alcuni dei quali anche molto delicati. Direi che ogni volta la sua esperienza, il suo buon senso, la sua carità acquisita e maturata vicino a padre Marella, ci hanno aiutato a traghettare l’Opera in mezzo a tanti scogli di ogni genere. Osvaldo, più di una volta ha dovuto sopportare anche delle denunce penali in qualità di rappresentante legale, per la sua tenacia e fedeltà all’eredità ricevuta da padre Marella.

Sono certo che il Signore lo ha ricompensato per questi lunghi anni di fedele servizio per una causa così nobile e santa che solo certe persone sanno affrontare.

Io personalmente, soprattutto quando sono rimasto solo come sacerdote, ringrazio il Signore e padre Marella perché ho avuto in Osvaldo quella spalla robusta che mi ha sorretto nei momenti di maggiore stanchezza e mi ha impedito di vacillare. Poche volte ci siamo trovati in disaccordo durante le nostre riunioni, ma mai è venuto meno il rispetto e la stima da parte di entrambi.

La scomparsa di Osvaldo lascia un vuoto incolmabile, per la sua eroica testimonianza, per la sua limpida fede: era sempre presente alle sante Messe quotidiane, ma soprattutto era anche la memoria storica dell’Opera. Pochi come lui sono in grado di ricordare e raccontare episodi che hanno caratterizzato tutto il percorso spesso impervio ma sempre generoso dell’Opera.

Come per padre Marella anche per Osvaldo ricordiamo la frase di San Girolamo: “non rattristiamoci di averlo perduto, ma ringraziamo Dio di avercelo dato”.

 

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