di Moreno Astorri

 

Qualche settimana fa, nel mio solito giro domenicale a Brento per salutare il nostro padre Gabriele, quest’ultimo mi chiede di andare alla Fiorita l’8 dicembre alle 15 in piazza Malpighi a Bologna.

Ho pensato tra me e me se fosse una domanda, un ordine, una richiesta… ma ho anche pensato «Noooo, domenica ci sono le partite…».
Siccome sono un diacono è bene che ogni tanto faccia anche io qualcosa di chiesa, ci sono già tante persone che sventolano rosari e madonnine senza averne la consapevolezza...
Poi ho anche pensato «un giro a Bologna in centro, magari con mia moglie Katia, fa sempre piacere… un saluto al nostro vescovo Matteo… poi si va a rendere grazie a Maria, la nostra madre ausiliaria. In fondo anche lei ha detto di sì a un Gabriele, quello era un Arcangelo, il mio invece solo padre Gabriele Digani. E poi non sono mai stato alla Fiorita a Bologna. Ok, ci vado io».


Ci siamo trovati un po’ in anticipo con la famiglia Trotta (Mario, Carmela e Francesco), il nostro presidente Leo Dottori e le sorelle Sanna. Carmela aveva già tra le mani un bellissimo bouquet di fiori giallo-rosso preparato dalla nostra preziosissima Ketty.
Ma facciamo un passo indietro: la tradizione della Fiorita risale al 1854, anno in cui Papa Pio IX rese dogma che nel giorno dell’Immacolata concezione si venerasse la Madonna, preservata dal peccato originale fin dalla sua nascita.
La statua che si trova sulla colonna in piazza Malpighi fu invece posta nel 1638, realizzata da Giovanni Tedeschi in rame su disegno di Guido Reni.
È tradizione che i cittadini bolognesi portino un omaggio floreale a Maria e che i Vigili del fuoco ne depongano un mazzo tra le sue braccia usando il camion-scala. Un momento molto emozionante. Successivamente il Vescovo accoglie tutti gli enti e le istituzioni che a loro volta consegnano un mazzo di fiori che viene deposto dallo stesso Vescovo ai piedi della colonna. Al termine si chiude con la proclamazione dell’omelia sulla Vergine madre di Dio.
Ma torniamo al nostro gruppo. Ci tengo a parlare di Francesco e della sua famiglia perché sono un’icona dell’Opera Marella. Francesco è nato con un handicap e non avendo avuto il dono della parola si esprime come può, per manifestare affetto, vicinanza e considerazione. Lo fa come può… con i gesti. Francesco in particolare sorride e strattona. I suoi genitori Mario e Carmela lo seguono con amore, lo custodiscono e soprattutto cercano di proteggere gli altri dalle sue manifestazioni di affetto. Preoccupazione forse eccessiva, in fondo qualche strattone ci farebbe bene, a volte ci fa svegliare.


Da che mi ricordo Francesco c’è sempre stato ed è sempre stato così, fai fatica a dargli un’età, lo incontri sempre a tutte le occasioni e feste dell’Opera. Difficile dargli un’età perché è sempre uguale, pare che non comunichi… invece se si sta attenti si colgono i suoi stati d’animo. Alla Fiorita era contento e si vedeva. Quando ci siamo messi in fila coglieva l’eccitazione generale per l’arrivo imminente del Cardinale e quando è passato di fianco a noi… fulmineo ha afferrato la marsina cardinalizia e solo un intervento tempestivo mia moglie Katia ha evitato il peggio. Avevamo già deciso con Carmela che i fiori era più ragionevole li consegnasse chi più era degno, Francesco appunto.


Arrivati davanti a Don Matteo, Francesco ha consegnato i fiori e pareva che volesse fare il bacio dell’anello. Ma quale miglior occasione per manifestare affetto al nostro Vescovo? …e così, invece del bacio dell’anello, Francesco ha abbozzato un morso!
Vi posso cosi garantire che il nostro Vescovo ha ancora degli ottimi riflessi e, comprendendo il senso di tutto, ha sciorinato una simpatica battuta in romanesco: «’A Francè, che me stai a mozzicà aaa mano?».
Di rimando il sorriso di Francesco era solare e soddisfatto. Tutto è finito come al solito con un affettuoso abbraccio e una esortazione, sempre in romanesco, che non è passata inosservata: «’O dovemo fa’santo ‘sto padre Marella».
Per tutti quelli che leggeranno queste righe, quando incontrerete Francesco dategli un saluto affettuoso, una carezza. La sua risposta sarà da interpretare e forse vi darà uno strattone di ricambio, ma di sicuro gli farà piacere.
Francesco è un piccolo ma in fondo tutti i protagonisti di questa storia si sono innamorati di questi piccoli, Padre Gabriele, il nostro Vescovo Matteo, Padre Marella, Dio.

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